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Annalisa ci racconta la sua esperienza

Annalisa ci racconta la sua esperienza

Annalisa mi ha dato l’opportunità di condividere con voi la sua esperienza, concedendomi il tempo per qualche domanda.

Con quali obiettivi hai iniziato il trattamento?

Ho cominciato il trattamento per due ragioni.
Innanzitutto perché ero stressata, scontenta e profondamente scarica. Ovviamente, non volevo sentirmi in quel modo. Nonostante l’impegno e gli sforzi, per lunghi anni, non mi sono sentita realizzata professionalmente ed ero arrabbiatissima con me stessa.
Avvertivo l’esistenza di un potenziale “innato” solo mio, ma l’intuizione non bastava a tirarlo fuori e tutto restava dov’era, sconosciuto ai più. Io intanto mi sentivo una perfetta sfigata, troppo indebolita per cambiare le cose.
Sapevo che il cranio-sacrale poteva aiutarmi a ridurre i sintomi di quello stress, perché non tentare? Ero impressionata dall’approccio della terapia, talmente semplice e non invasivo da rendermi quasi sospettosa…sembrava troppo facile per essere vero. La proverbiale “vocina interiore”, però, mi suggeriva di non fermarmi all’apparenza e mi ricordava che, quasi sempre, il risultato dei percorsi più complessi appare qualcosa di estremamente semplice all’occhio del profano.
Detto questo, con il dovuto rispetto per me stessa e per il mezzo, ammetto che ho intrapreso la terapia anche per un motivo più banale che si chiama curiosità. Volevo sperimentare il trattamento, provando possibilmente a capirci qualcosa.

Hai trovato beneficio per il tuo obiettivo? Quando hai cominciato a sentire dei cambiamenti?

Sì, incredibile. Come dicevo ci ho provato e mi sono messa in gioco, ma sentivo che una parte di me usava una certa prudenza che chiamerei ritrosia. È ciò che provo tutte le volte che vivo una situazione nuova e sconosciuta. Poi passa, quasi sempre. Il primo muro che ho abbattuto, mi ha restituito delle belle scoperte su me stessa, su chi sono, sulla forza di cui dispongo e del fatto che a renderla grande, ci sono anche gli aspetti che prima giudicavo limitanti. E non è un fatto mentale, frutto di qualche contorta elucubrazione.
Piuttosto è l’atto di fermarsi e ascoltare. Non i pensieri, ma una parte più primordiale che è in nostro possesso e che diamo per scontata. Il battito, il respiro. Quando ti accorgi di quale miracolo sia la vita (nel senso più laico del termine!) c’è da commuoversi e tutto il resto, tutto ciò che sembrava insormontabile, gradualmente, si rimpicciolisce.

Che genere di cambiamenti sono stati? Fisici? Emotivi?

Sono stati cambiamenti che hanno coinvolto sia il fisico sia l’emotività.
Dal punto di vista fisico, la terapia mi ha aiutato ad allentare la tensione muscolare attraverso la respirazione e il riposo. Mi sento più energica di norma e quando non lo sono, non importa, lo accetto. Questo è un altro aspetto importante che trascuravo.
L’accettazione non ha nulla a che fare con la noncuranza, è un concetto diametralmente opposto. Accettare significa accogliere la vita per quello che è con le sue luci e le sue ombre. Non sempre sarò in forma o gradevole o autoironica o simpatica, non sempre piacerò. Viceversa non sarò sempre fuori fase né starò sempre male. Far valere per me stessa questo semplice, ma difficile principio, mi ha resa più paziente con gli altri o semplicemente meno rigida di prima! 🙂
Ho realizzato che il benessere fisico e quello emotivo vanno di pari passo, sono ugualmente indispensabili alla salute. Forse ho afferrato, per un istante, il senso profondo delle massime degli antichi poeti. Persino l’inflazionata “mens sana in corpore sano” suona come nuova al mio orecchio! Giovenale la sapeva lunga!

Se non hai avuto cambiamenti a proposito dell’obiettivo, hai notato altri cambiamenti nel tuo stato di salute?

All’inizio avevo avvertito qualche acciacco, un dolorino qui e lì, sparso. Ho pensato che quella sensazione di intorpidimento fosse da attribuire all’ attenzione che iniziavo a dedicare al mio corpo, quasi volesse essere visto ancora e ancora, e con crescente dedizione. In realtà i sintomi sono passati da soli, alle volte tornano, ma mi sto accorgendo che vanno quasi sempre a braccetto con determinati stati d’animo. Con questo non intendo affermare che tutto dipenda dallo stato d’animo. Benché in recupero dal punto di vista emotivo, alle volte prendo il mal di gola solo perché i virus mi attaccano!

Senti che avresti bisogno di proseguire il trattamento o sei soddisfatta?

Mi sento fortunata perché l’esperienza è stata superiore alle mie personali aspettative.
Credevo che il cranio-sacrale facesse bene, certo. Sapevo che mi sarei rilassata e che ero in buone mani, conoscendo la mia terapeuta. Ma nell’arco di 5 sessioni, ho avvertito un miglioramento che tuttora continua a persistere. Lo ripeto, NON è stato un percorso che ha chiamato in causa il passato come ricordo razionale, ma di fatto mi ha permesso di conoscerlo, aiutandomi a prenderne atto. Nel passato non razionalizzato dalla mente, ho ritrovato me stessa e ho visto Chi sono. Ampliando il quadro e correndo il rischio di risultare un tantino presuntuosa, ho percepito Chi siamo, noi tutti. Mi pare che esista una certa unità nella diversità di ciascuno e penso che entrambe le dimensioni vadano preservate perché ci sia vita. Spesso non ne teniamo conto. Miglioreremo!

Cosa ti è piaciuto e cosa non ti è piaciuto dei trattamenti?

All’inizio mi metteva a disagio la mancanza di verificabilità del metodo terapico. L’alone di mistero che abbraccia tutte le discipline olistiche è un dato così lontano dalla cultura scientifica, improntata sullo schema del metodo, che non risulta facilmente digeribile a prima vista. Questo preambolo non vuole essere polemico, ma solo sottolineare uno stato d’animo con cui mi sono trovata a dover fare i conti.
Nel corso del trattamento mi sono ricreduta, perché mi sono sentita meglio percorrendo delle vie alternative a quelle mappate dal metodo scientifico. Ho capito e ho osservato il mio organismo senza microfoni, microscopi o immagini, senza usare la vista o l’udito, i sensi dello stato di coscienza. Ero rilassata, ma accarezzavo un livello di coscienza più profondo e primigenio. Apparentemente, durante una seduta mi sono semi-appisolata, la mia terapeuta mi ha sentita russare, che vergogna! Eppure, lì sotto, ero vigile e stavo “lavorando”. Lo dico perché ne conservo il ricordo!
Questi momenti di conoscenza sono stati preziosi specie per me che fatico a mettere in pausa i pensieri, a staccare il cervello. Queste cose non mi capitavano mai, a patto che non stessi dormendo di peso.

Hai consigli per migliorarmi nell’approccio col cliente, o desidereresti qualcosa di diverso?

Credo sarebbe utile qualche informazione in più riguardo il CS in sede d’inizio.
Informazioni puramente referenziali, una raccolta di dati (certi fino a quel punto) che possano raccontare bene, in modo semplice e concreto che cosa sia e quali aiuti possa dare il cranio-sacrale.
Per esperienza, so che il discorso è ampio e difficilmente riconducibile ai punti fermi dei “manifesti” scientifici, ma penso sarebbe utile lo sforzo di cancellare ogni traccia new age dalle proposte della medicina complementare, nella quale il cranio-sacrale è compreso.
Purtroppo l’impronta gli è rimasta addosso, o almeno è quello che ho percepito io.
Non ti sto suggerendo di travestire la pratica da medicina tradizionale, tantomeno di pensare a strategie di “riabilitazione”. Che brutta parola! Però sarebbe opportuno dare al CS un’identità disciplinare più forte, raccontarlo in modo meno generico o possibilista.
Ho pensato a questo, perché ho apprezzato e adorato tutto del trattamento che mi hai offerto; mi hai fatto scoprire un mondo, mi hai dato nuovi strumenti!

Grazie. Annalisa